Sofia Uslenghi nasce a Reggio Calabria nel 1985, attualmente vive a Parma.

Si accosta al mondo della fotografia intorno ai 18 anni, da autodidatta sperimentando sia con la pellicola che con il digitale.

Da alcuni anni concentra il suo lavoro sull’autoritratto, ispirandosi prima allo stile di Cindy Sherman con l’utilizzo di colori vivaci, linee nitide e spiccata ironia e avvicinandosi poi a quegli autori, sia fotografi ma soprattutto pittori, che hanno reinterpretato la ritrattistica con uno stile molto personale, oltre che originale. Egon Schiele e Francis Bacon per l’aspetto figurativo-compositivo, Frida Khalo per la sua capacità di raffigurare sempre se stessa ma tutte le volte in modo diverso, Paolo Roversi per l’aspetto più strettamente estetico del modello.

Il fil rouge di questi lavori è la visione che l’autrice ha di sé, piacevole o detestabile che sia, e di superarla, trascenderla, fissandola in immagine, in composizione estetica, in sovrapposizione cromatica; sarà poi chi guarda a decidere cosa vedere.
La scelta è di non aggiungere logos al ritratto: niente didascalie, niente parole che sommandosi alla fotografia la privino della possibilità di esprimersi autonomamente. Lo spettatore decide quale significato cogliere tra quelli che essa, l’immagine, esprime.

Nelle sue fotografie il corpo si fissa, emerge da dietro un velo, un velo tessuto dal viso che, ritratto in movimento, cela lo sguardo della fotografa; un’antitesi dei lavori di Philip Di Corcia che raffigura persone in movimento, mentre camminano e senza che loro lo sappiano, per scavare nei loro sguardi.
Opposto dal punto di vista estetico ma simile nella volontà di catturare figure che lasciano una scia, che si mescolano con l’ambiente circostante, si amalgamano con lo sfondo; uno sfondo che diventa parte del soggetto rappresentato e viceversa. Forse è proprio per questo che lavora in casa, luogo per antonomasia dell’intimità, dentro le mura domestiche si spoglia per indossare gli abiti, i dettagli, le sovrapposizioni; autoritratti velasqueziani dove, al posto dei nani, ci sono fiori che diventano trame e visi che fanno da maschera.

Nel 2011 espone al PUC di Parma il lavoro sulle periferie della città “Parma. Paesaggi urbani”.

Nel 2013 è selezionata per la mostra di Palazzo Magnani in occasione di Fotografia Europea “Ceci n’est pas un concours”.

Nelle edizioni del 2011, 2013 e 2014 viene menzionata dalla critica dei Sony World Photography Awards.

Nel 2015 espone presso la galleria Gusmeri Fine Art di Brescia una selezione di autoritratti.

Nel 2017 espone presso la galleria Due Piani di Pordenone una selezione di autoritratti curata da Benedetta Donato.

Nel 2017 partecipa su invito del fotografo Settimio Benedusi al progetto RICORDI? a Milano in collaborazione con HP.

Nel dicembre del 2017 espone nella mostra collettiva OMNIBUS CIRCUS di Officine Fotografiche Milanesi a cura di Laura Serani insieme a, tra gli altri, Larry Fink, Federico Patellani e Malick Sidibé.

A marzo 2018 partecipa al MIA Photo Fair con Heillandi Gallery a cura di Giuseppe Violetta.

Da settembre 2018 fa parte degli artisti rappresentati da Galleria Valeria Bella, Milano.